FERIE: UN ONERE PER L'AZIENDA O UN DIRITTO DEI LAVORATORI?
L'ESSENZIALE FUNZIONE DELLE FERIE E'
QUELLA DI GARANTIRE AL LAVORATORE IL RECUPERO DELLE ENERGIE
PSICO-FISICHE ATTRAVERSO IL RIPOSO E LA RICREAZIONE
Questo prevede la legislazione italiana.
Le ferie sono un diritto sancito dalla Costituzione Italiana e regolato dal Codice Civile.
Tutto ci fa pensare che per Poste Italiane, invece, le ferie dei
dipendenti siano un onere da smaltire esclusivamente a seconda delle
proprie esigenze. Basta guardare i portalettere: la Programmazione
prevista dal Contratto e dai vari accordi, nel Recapito non si è
mai vista. Ma quest'anno si sta passando ogni limite, siamo già
ad aprile inoltrato e ancora non si parla di programmazione estiva,
anche se tanti lavoratori dovranno fare le ferie già a giugno e
altri prenotare alberghi, viaggi, o quant'altro . Dovremo ricorrere
all'Ispettorato del Lavoro per far valere un nostro diritto e far
finalmente capire a quest'azienda che anche i postini hanno diritto a
programmare la loro vita?
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I SALARI ITALIANI SONO I PIU' BASSI D'EUROPA
Lo rivelano i dati della ricerca Eurispes, l'Istituto italiano di
ricerca sociale, dal titolo emblematico: "Povero lavoratore:
l'inflazione ha prosciugato i salari".
Portoghesi a parte, abbiamo toccato il fondo tra i "quindici" che
costituiscono l'Europa "vera", quella che serba memoria del "modello
sociale europeo".
Più indietro ci saranno le new entry, gli affamati dell'Est che
giocano tutta la propria competitività su un costo del lavoro
ancora più vicino al terzo mondo che non al Vecchio Continente.
Noi siamo i penultimi dei "quartieri alti". Il bello (si fa per dire)
è che abbiamo perso posizioni anno dopo anno. Tra il 2000 e il
2006 - spiega il rapporto Eurispes, elaborato sui dati ufficiali
Eurostat filtrati dall'Ocse - siamo stati sorpassati in tromba dai
nostri cugini mediterranei Spagna e Grecia. Solo nel 2004 il salario
medio annuo di un lavoratore italiano dipendente dell'industria o dei
servizi (con esclusione dunque dei salariati agricoli e dei dipendenti
pubblici) era di 15.597 euro, mentre uno spagnolo intascava 26 euro in
meno e un greco arrancava a 12.434. L'anno successivo lo spagnolo ci
lasciava a 1.000 euro di distanza, il greco a 430. Nel 2006 la
situazione è peggiorata ancora,con l'iberico a veleggiare sui
17.412 euro, il greco che ci guarda dall'alto dei suoi 16.720 e
l'italiano che si barcamena con 16.242. Il portoghese piange a 13.136,
è vero, ma in due anni ha ridotto il distacco da 7.000 euro a
soli 3.000.Insomma: a livello di salario lordo siamo quart'ultimi, sul
netto (quello che effettivamente ci viene dato in busta paga) siamo in
fondo ( col Portogallo ormai in
scia).
(dal quotidiano- Il Manifesto, 30 marzo 07).
In questo quadro suonano decisamente provocatori le affermazioni del
commissario europeo all'economia, Joaquin Almunia, che nel suo Rapporto
trimestrale ha invitato l'Italia a "moderare i salari", che nel nostro
paese si sarebbero mossi in modo "particolarmente pronunciato", e
quelle della Confindustria nostrana che pretende l'assegnazione alle
aziende del surplus di cassa dichiarato dal governo in questi giorni.
QUESTO E' IL RISULTATO, CONTRATTO DOPO CONTRATTO, DELLE POLITICHE DI SVENDITA E DI CONCERTAZIONE DEI SINDACATI CONFEDERALI.
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LA VITA E' FATTA A SCALE:
C'E' CHI SCENDE (i salari e i lavoratori) E C'E' CHI SALE (i profitti delle aziende)
Bilancio Poste Italiane 2006. Un utile netto quasi raddoppiato che
sale a 675,6 milioni di euro (349 milioni nel 2005), con un risultato
operativo che si attesta a 1,48 miliardi di euro (un miliardo nel
2005), con una crescita del 46 per cento. I ricavi totali crescono a
17,1 miliardi grazie alle performances di tutti i segmenti di business
che hanno segnato passi positivi: in particolare Servizi finanziari (+
9,5%), servizi postali (+ 2,5%) e servizi assicurativi (+ 0,3 per
cento). l'utile netto della capogruppo è di 483 milioni di euro,
in crescita del 94,8% rispetto al 2005 che aveva registrato 248 milioni
di euroÓ (il Sole 24 Ore, 26 marzo 07).
Ogni commento è superfluo in relazione alle richieste economiche del nuovo CCNL.